Progettazione grafica del cd.
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Periferiche Sospese / Dimitri Sillato Playground

Questo lavoro non guarda al cielo. Nemmeno volge la vista verso la linea dell’orizzonte. Una linea da oltrepassare a pensarci bene c’è, è sotto i nostri piedi. In una parola, questa musica scava. Intendiamoci bene però, il pessimismo contemporaneo spinge inevitabilmente il verbo scavare verso un costrutto associativo/metaforico di tipo funebre, per chi scrive invece scavare vuol dire conoscere, viaggiare all’interno. Non due metri ma distanze infinite, uno scavare a lunga gittata insomma; un viaggiare, lento e precipitoso al tempo stesso, verso profondità sconosciute. Questo gruppo somiglia ad una sorta di navicella spaziale al contrario, una macchina artigianale a lunga autonomia, ben fatta e ben guidata. Non produce rumori né frastuoni, ma un suono che profuma di muschio, di umida terra, di pietra frantumata, non sfreccia verso l’alto ma verso le profondità di un mondo musicale a toni scuri, del resto se vi capitasse di passeggiare per i tunnel di una miniera (io l’ho fatto), scordatevi di vedere qualcosa di più del marrone scuro…

Stefano De Bonis

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