Progettazione grafica del cd.
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8888 / Falsopiano

La pratica dell’improvvisazione è storicamente molto diffusa nella gran parte dei linguaggi musicali di ogni epoca e area geografica del mondo. Nonostante la sua proteiforme natura l’arte dell’improvvisazione è spesso sbrigativamente confusa con il virtuosismo strumentale. Niente di più fuorviante! Essa è in realtà il primo strumento del comporre. La composizione in tempo reale è il suo obiettivo più alto, alla ricerca di una sintesi tra gesto e volontà, all’incrocio tra l’istinto e la ragione. Cosa succede se un organico di improvvisatori veda tra le sue fila ben due pianisti? Il pianoforte è lo strumento che rappresenta il punto di arrivo di tutta la cultura musicale eurocolta. Una musica il cui focus sta nella scrittura e nella composizione “in tempo differito”. La musica scritta per strumenti a tastiera in generale e per pianoforte in particolare rappresenta un corpus enorme e in qualche modo emblematico di materiali ed esperienze: da Bach a Ligeti, da Mozart a John Cage, da Bartok a George Crumb e chi più ne conosce più ne ricordi. Un insieme così ricco di possibilità, una tradizione così ingombrante e importante possono essere in qualche modo azzerati e riportati al minimo? Messi in corto circuito in un gioco di falso-piani (!), di tradizione tradita (!) per poter costruire un’esperienza di composizione in tempo reale? Parlare e inventarsi una lingua fatta di monosillabi è forse una strada percorribile. Piccole cellule di invenzione istantanea sono le carte di un castello costruito al volo, con la voglia di condividerne la possente fragilità e, perchè no, anche di soffiarci sopra… per il puro piacere del caos e del suo misterioso ordine.

Alfonso Santimone

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